Girasole

Eli ha negli occhi sempre una ragione per fotografarmi. È il suo viaggio più lungo perché ci abita. Ad ogni tappa si ferma con suo figlio Lucio per giocare con la sabbia.

Fanno sul serio, lei comincia con dedizione e dopo poco è volontaria sottomessa all’ometto brillante già all’anagrafe. Non è nato all’alba e neanche sotto il cielo terso, che io sappia. Ma il suo nome è pure figlio del bisogno di frenare i Luigi e le Surgecchie e produrre luce, luce e ancora luce. L’arco giochi Camerini è flessibile come lo spicchio coricato della luna. Lucio preferisce l’estremità dell’amaca opposta a quella a me annodata. Eliana fa uno scatto al mio spigolo torruto che punta a sud, in Via della Torre, quando l’obiettivo è sulla lancetta del sole.

Al click si tuffano i gabbiani appostati tra i merli e la raffica d’acqua sparata dal bambino mi colpisce sul cappello. I fianchi crepati sono indifferenti a chi confonde il click con il klack della finestra fronte mare. Sanno che è finta? Eli è l’architetta e anche Lucio è fatto ad arte per progettare un castello a più piani, perché non vuole differenze tra oste e ospite. Con zero carte e di sabbia buona mi regge invecchiata male ma ancora in tempo come un girasole.

 

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