Laveneziana

La notte di Via Cattedrale non scende nella camera da letto di Francesco perché è sempre alta la soglia dell’adrenalina.

La casa è quella bianca oltre la fontana, nel punto più vicino alla notte che brilla delle stesse aspettative del mattino quando Francesco, con la fiducia nel mondo, ha portato a Bari i suoi propositi. La chianca, che riveste la zona notte, è bianca e calda da camminarci a piedi nudi come in estate. Le fughe del pavimento si dimostrano canali efficienti per lo scorrimento dell’ormone straordinariamente secreto. Un’infiltrazione nella condotta idrica e l’acqua diventa il solvente e il vettore per il frizzante paese capo dei luoghi, pensa l’inguaribile anticipatore del cambiamento. Domattina solo latte e zuppalatte, decide nervoso in giro tra le due piazze del letto. Passa su quella più vicina alla finestra ed immagina il corpo di Philomena con l’euforia che inizia a trasformare il suo di corpo. Ridimensionato si racconta la poesia a tema di Salvatore Morelli. Penetra la notte e gli massaggia le tempie per poi dipingere la camera del colore della maiolica a riposo. Cigola la maniglia del cancelletto, gira la chiave nella serratura della porta, si avvicinano i piedi nudi e schiariti al sole di novembre di Philomena Passalacqua, e stavolta è sesso. Con la stessa soddisfazione con cui depone la matita nel portapenne, la donna volge la testa in direzione della tenda che dondola muta con le lamelle chiuse. “Sei sicuro che Nicola veda il tuo stesso sentiero senza sterpaglia? Credo anch’io che il suo presente sia in trasformazione, ma il processo non è libero quanto il tuo”, è il modo con cui l’artigiana sistema la pianta del dubbio, mentre la tenda si scuote invisibile con le listarelle irrigidite da travi e pilastri. “Non dimenticare chi sei stato e quante volte sei cambiato, cerca anche adesso un percorso alternativo, difficile ma che renderai praticabile.” Francesco e Philomena ricominciano a fare l’amore, lui non vuole riaversi da quello stato senza vie di fuga dove le uniche restano quelle tra le chianche, così lo allunga rendendolo sempre più profondo. Un sibilo che insiste da tempo indefinito riesce a distinguersi dal respiro della donna e guida il visionario alla finestra. “Tirate fuori l’adrenalina?” chiede in quella porzione di mattino la cui luce è simile alla sua confusione. “Adrenalina?” chiede il tecnico più anziano guardando il collega, entrambi dell’Acquedotto Pugliese in azione nel punto più alto di Carovigno. “Abbiamo azionato la valvola di scarico per lo sfiato, ci sono state diverse segnalazioni con cui si lamentava la poca pressione dell’acqua”, spiega il più giovane. Francesco augura buona giornata e riconosce il disegno della notte prima che il flusso di luce attraversi la veneziana. Coglie il senso, comprende il compito affidatogli, questa volta tocca a lui indagare per farsi un favore. Laveneziana annusa come un cane, una ad una, le cinque soglie pugliesi progettate prima di cacciare il teatro col naso all’insù.

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