La fiera del levante

Francesco Laveneziana sa chi è quel direttore del dipartimento cultura e turismo della Regione Puglia incontrato nel padiglione di Sindaci ai Fornelli, a Capurso.

Viso smussato dallo strato di barba, pizzo che supplisce alla stempiatura, occhialini tondi e cerchietto col crocifisso all’orecchio, panciotto sulla maglietta bianca e pantalone cargo è l’identikit del rappresentante. Laveneziana ha subito mascherato il riconoscimento facendo passare il vintage per retrò, non hanno però taciuto i colpi nella pancia. La modalità d’azione territoriale del carovignese nel frattempo fa proseliti, giusti chissà, allontana certamente i passatisti e peggio ancora se falsi nostalgici. Lo spazio salato dai conservatori è quello comunemente abitato e così concimato per alterare il fiuto dell’innovatore pari a quello di un pastore tedesco. Gli estimatori più coraggiosi sono frazionati tra la Grecìa Salentina e l’Alto Salento, tra la Terra delle Gravine e la Capitanata. Anche la Grancìa lo ricorda e persino tra i pensieri dell’Albania il più generoso vuole che il carovignese sia un alter ego di Giorgio Castriota Scanderbeg. Territori della BorghiSia, un protocollo francescano con cui ogni luogo s’impegna a ricontestualizzare un proprio fenomeno caratteristico e attrattivo, anche remoto, coordinato a quello distintivo d’altri. Lo sconfinamento del borgo è l’obiettivo, il raggiungimento dell’oltre che corrisponde all’altro da incontrare e sposare in nome di una nuova regione promiscua. Niente di più opportuno per l’ideatore, ostacolato dai difensori dello stato di frammentazione delle cose che fa il paio con la salvaguardia dei poteri, uguali a macchie d’olio sverginato che si espandono dove possono. Il conservatorismo è il neo localizzato da scollare ma quando rimosso la novità ha sempre vita breve, giusto il tempo per finanziare il fatto nuovo. Per avviare un percorso di cambiamento culturale Francesco pedala controsenso sulla Via Francigena – altra identità certificata alla Via Traiana – per raggiungere da Carovigno il padiglione 107 della fiera del levante di Bari per il faccia a faccia con suo cugino Nicola, Nicola Laveneziana. “Sapevo saresti venuto, cumpà”, dice il direttore nel suo box di vetro e legno della nuova sede del dipartimento. “Perché non interagisci?” chiede Francesco senza lasciar tempo di rispondere perché subito attacca: “Siete bravi con le commissioni, centomila metri quadri di idee che prendono forma nei teatri di posa originali della Puglia. Nicola, in quelli e in tanti altri dobbiamo andare a salvare la nostra visione dei luoghi, scrivendola e girandola.” “Francè io ti seguo”, il direttore prima di continuare si alza e prende una birra dal frigo, perché gli uffici hanno anche il frigo. “Beviamoci una Cotta di te, ho saputo cosa fanno i nuovi e sempre giovani briganti di Carovigno e poi vedo i tuoi occhi innamorati”, empatia che salda all’istante l’inizio di un’altra complicità e cancella dalla mente di Francesco ogni rancore residuo. “Il birrificio è al padiglione 126 e chi la produce – anche lei è un’artigiana – ha fatto tante cose come te, con la differenza che le ci è voluto molto meno tempo”, brindano ridendo. “Mi è stato detto anche del basket giocato a Brindisi insieme alle colonne e della partita di calcio tra bambini acrobati e bambini leggendari in Piazzetta San Martino a Taranto”, il direttore si conferma sincero, ce ne fosse stato bisogno. “Nicò, alla tempia di chi dobbiamo puntare la pistola?” stavolta è solo la metafora scelta per condurre il complice al bersaglio. “I don’t understand what destiny’s planned”, anche Nicola canta i Depeche Mode dopo la cover di un già incappucciato e puzzolente personaggio disegnato da Leonardo Palmisano. “I’m starting to grasp what is my own hand… non so cosa accadrà il prossimo anno, cominciamo comunque a lavorare, la campagna elettorale è vicina e con questa si fanno pure i conti”, termina il preludio di Nicola Laveneziana. “Non abbiamo avuto bisogno di riprodurre in fiera Lecce o Bari Vecchia, però possiamo allestire una nuova campionaria di teatri in cui recita la tua Philomena Passalacqua, dove si svolge la quotidianità desiderata di Taranto e del rione Terra di Carovigno, un social western movie con i cugini San Vito e Carovigno e un bel campo da basket in un teatro dove gioca la squadra della nostra regione”, Nicola disorienta un’altra volta l’interlocutore, al quale sembra di stare innanzi al santo patrono di Bari e nella sua basilica. “Dovremmo parlare anche con i fratelli Romano”, riprende il direttore ma si arresta bruscamente dopo la pronuncia del cognome. Sta pensando che i nomi sono dati personali e identitari di guardie e ladri che giocano inseguendosi. Sta immaginando il sergente Romano, il brigante barese che avrebbe voluto conquistare la Terra d’Otranto, servirsi della Francigena per raggiungere l’obiettivo. “Vorrei che proponessimo ai Romano la sperimentazione di un’edizione di Sindaci ai Fornelli in occasione della campionaria”, riprende il direttore in pace con se stesso. “Condivido questi trailers con l’assessora, della quale so già di alcuni avalli discreti nei confronti di amici carovignesi”, conclude il direttore. “E’ una buona operazione di promozione fatta in casa ma che segue la produzione”, ribatte Francesco, fiducioso nelle azioni che nascono dal coraggio. “Cosa proponi?” chiede San Nicola, perché tolti gli occhiali per spremersi i seni nasali, il direttore appare incredibilmente simile al vescovo di Myra, e l’effetto non è causa della gradazione alcolica della bevanda. “I governi centrali e locali cambiano, i santi restano, facciamo che San Nicola non se ne vada in giro soltanto la notte di Natale, che esca anche lui dal borgo ogni giorno e stazioni in tutte le sale consiliari e stia alle calcagna di tutti i progressisti di un solo giorno. Questi si facciano impresari col fiato di tutti i santi dietro al collo ai quali non sanno dire no.” “Santi?” è la breve preghiera nicolaiana seguita dalla politica francescana: “Oltre me, c’è pure Oronzo, ma per essere credibili dobbiamo recitare e giocare tutti i giorni con i credenti.”

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2 commenti

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    Posted by Angela Leobilla| Ottobre 28, 2019 |Rispondi

    Devo ancora trovare un modo per definire quello che leggo quando scrivi. I piani di realtà e finzione si alternano in un contesto territoriale vivo e animato con un risultato insolito.

  2. avatar
    Posted by Vito| Ottobre 31, 2019 |Rispondi

    Sono curioso di conoscere la definizione e già soddisfatto del risultato insolito che auspico sia condiviso, altrimenti vivrà anche in solitudine.

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