#bevilaterzameraviglia

Le verità di Francesco Laveneziana hanno invaso Philomena con lo stesso impeto dell’acqua della gravina di Laterza che aveva ripulito lo Ionio dalla plastica.

Il giorno dopo la rivelazione del sindaco brigante la ceramista si sente mare dove il maestrale soffia senza ostacoli. Philomena si sdraia sulla riva non distante dalla foce del torrente, è così tranquilla da sentirsi dentro la vita di Francesco che muovendosi la bagna con il suo mare di passione. L’uomo, staccatosi giusto un po’, le chiede altr’acqua e a contatto con la fonte sente che la comfort zone è la stessa dei momenti precedenti. Le labbra carnose non sono sacrificate in una bocca stretta e cattiva di plastica, godono dentro un agio di cui Philomena non è gelosa, l’ha disegnato affinché la bocca del Belisario vi aderisse come quando attaccata alla sua. Dissetato alla borraccia e rivestito anche lui per il trekking si lascia stringere la mano per risalire il letto del torrente. A scorrere stavolta è un filmato in piena di pareti crescenti e vite in movimento. Passa una famiglia di cicogne nere che oscura il sole e, d’accordo con le Sete, scuote i viandanti diffondendo un canto rauco. Poi è il turno delle Sete che suonano ben altri versi: stanno facendo l’amore con i rispettivi uomini all’ombra di due melograni. “Frange’ Frangeè’”, dice una voce di nuovo sensuale, Philomena guarda per istinto il suo, ma è il Laveneziana che riconosce un capo brigante della terra delle gravine, Francesco Perrone detto Chiappino – naturalmente – mentre va a pari con la sua donna non più madonna. Poco più in là c’è il Prichillo, così è soprannominato Arcangelo Cristella. Il carovignese, sopraffatto dalla sorpresa e senza discrezione, guarda l’amplesso dei quattro e in un altro frame immagina Salvatore Morelli e Lucia in un posto simile. A ridosso di Laterza l’ombra di Mangiamaccheroni, pur fedele alla borraccia, si allunga verso il ristorante del belvedere. I piatti la fanno trasalire non perché vuoti, perché pieni del suo volto. Il sussulto provoca la caduta di un intero servizio la cui eco somiglia alla scarica di proiettili quando il Belisario, spaventato, e Philomena sono già nella chiesetta di San Vito, sul ciglio della gravina dove Mangiamaccheroni aveva infilzato la forchetta supplicando per la sua vita. Philomena vede solo se stessa ai piedi dell’altare e sulla parete i fori dei proiettili, San Vito orfano si è salvato in Via Ruota Proietti. L’assenza del Belisario sveglia di botto la laertina, il sole di settembre scalda ancora la sabbia finissima del Golfo di Taranto, però Philomena riconosce accanto a sé il posto riscaldato da Francesco. Confortata dal segno vorrebbe bere ma non trova il Passalacqua, sorride e urla: “Belisario #bevilaterzameraviglia”, è il lancio dell’hashtag che lega la sua città al brigante. Lo scirocco le increspa i capelli e stacca dalla cresta di un’onda la goccia che le bagna le labbra e scioglie di nuovo la lingua: “Frange’ sijm com San Vit, n potn cosch ma ne n fascim mangj.”

* “France’ siamo come San Vito, possono cuocerci ma non ci facciamo mangiare.”

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