Come il cappero e il pesce spada

Il pesce spada è idrodinamico e ha occhi grandi abbastanza per lunghi viaggi in solitario, al massimo in due.

Nuota velocissimo, ma non tanto da impedire di farsi interrare, ovvero, affettare su crema di melanzane. Lo chef è fatto di vite di mare, è imprevedibile, rapido e sorprendente. Io e Philomena Passalacqua siamo andati a cena al ristorante di Teresa Buongiorno, tra i protagonisti di Sindaci ai Fornelli, per presentarle il nuovo genere di esordiente all’evento capursese, la borraccia. “Come il pesce spada sulla purea, la borraccia di Laterza avvicina la gravina alla ceramica”, Philomena introduce così la sua creazione alla oste, anticipando ingenuamente una porzione del preparato dell’evento gastronomico che pochi giorni dopo avrebbe riguardato la chef carovignese. Invece, in meno di cinque minuti Teresa cucina per Philomena ciò che la borraccia le ha ispirato, risotto giallo ai peperoni con fonduta di caciocavallo, lime e capperi. Tra le donne la complicità giunge improvvisa, sono marinaie sul dorso di un pesce spada che in autunno naviga spedito verso sud. La chef di Carovigno ha le sue stelle, la ceramista laertina ha disegnato la sua e questa sera la segue sul balconcino apparecchiato che si affaccia alto sulla piazza del paese.

Nell’aria ci sono voci ripiene di energia che sembrano appartenere ad un numero maggiore di persone rispetto a quelle presenti, anche nel ristorante sono appena entrati i secondi clienti. Philomena si sporge ancora prima di accomodarsi e il suo sguardo si ferma a mezza altezza dove incontra quello di Francesco Laveneziana che passeggiando le fa un delicato cenno di saluto. I due non si conoscono. “E’ il sindaco”, dico a Philomena intenta a seguire la direzione del primo cittadino. A tavola mi chiede se anche lui sarà tra gli attori dell’evento. “Avrei mangiato molto volentieri le sue polpette di pane, ma lui non ci sarà”, le rispondo senza sapere ciò che di fatto avrei poi assaggiato durante la kermesse gastronomica. “Teresa Buongiorno farà coppia con Antonio Decaro, il sindaco di Bari. Ciascuna delle sei squadre sarà composta da due coppie tra chef e sindaci, insieme e in trenta minuti dovranno creare un piatto con ingredienti a sorpresa”, aggiungo. “Così si chiede intuito ai nostri governanti, la capacità di dirigere la creatività e il rispetto dei tempi”, riprende Philomena chissà con quanta fiducia ma con tutta la mia approvazione che ci catapulta nella sera del 2 settembre a Capurso. L’organizzazione è degna dei grandi eventi e la mia impressione postuma mi dirà che un gran lavoro siffatto meriterebbe per i primi cittadini ulteriori mezze ore di allenamento dell’estro. Passalacqua si guarda attorno, cerca qualcosa o qualcuno, nel frattempo si saluta con la Buongiorno che chiacchiera con il suo sindaco di una sera, Decaro. Fatte le dovute presentazioni il barese riprende dicendo: ”Siamo le persone più vicine al territorio, alla sensibilità dei cittadini, ai loro problemi, alle aspirazioni e ai sogni.” “E…”, Philomena sta per partire con la sua marcia dialettale più alta, si ferma in tempo accortasi che l’interlocutore non è Mangiamaccheroni. “E cosa fa un sindaco se sul territorio non c’è sensibilità, chiusura piuttosto, se non ci sono aspirazioni e non si sa sognare?”, alla correzione dell’artigiana e con la battuta puntuale irrompe Francesco Laveneziana: “Non mi hanno voluto neanche tra i fuori concorso, è stato preferito il sindaco Crudele, franco come me ma non brigante.” Che la frequenza cardiaca di Philomena abbia avuto una accelerata improvvisa si è sentito forte, per di più, osservando la borraccia nella sua mano – premio Mordi la Puglia sia per Romano ideatore dell’evento e sia per il governatore della città con l’acqua miracolosa – ho notato anche il rigonfiamento del petto nel manufatto di ceramica. “Ciò che si posa sul fondo delle nostre tasche bisogna riconoscerlo con la memoria visiva e non solo col tatto, in questo modo nascono cose straordinarie”, Laveneziana risponde alla domanda di Philomena Passalacqua la quale ricorda così la sua polvere turchina. Il gruppetto informale diventa il più colorito e brillante, le espressioni argute e i doppi sensi avvicinano Antonio Stornaiolo, al quale succede di anticipare inconsapevolmente quelle improvvisazioni che soltanto noi cinque risentiremo durante la conduzione dello show, suoneranno nuove persino a lui. Sapevamo già quale il recapito consigliato per la consegna delle leccornie preparate! “Facite parlà Vetùcce Carenza, u attàne d’ù Passalàcque”, dirà tra l’altro il conduttore attirando la curiosità di uno dei dei giurati per l’elezione della squadra vincitrice, il direttore del dipartimento cultura e turismo della regione, abbigliato quasi per un trekking. Anche lui affetto da preveggenza circa l’uso, la forma e l’istoria della borraccia? Intanto, l’unico comma di quella regola del cappero condisce sui fornelli il sindaco brigante e la ceramista.

continua

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