Goccia di mare

Restituita Claudia Cardinale al suo paese, Francesco Laveneziana si rintana nel chiostro del municipio di Carovigno.

Claudia Cardinale è la personificazione della seducente e vicina piazza di San Vito dei Normanni, di recente sequestrata da un manipolo di vecchi politicanti carovignesi in cambio di un riscatto milionario, pensato come piano di rientro del debito finanziario di cui sono ritenuti responsabili. Estorsione fallita e sconfitta dall’acume dei sindaci dei paesi cugini per prossimità. Francesco Laveneziana è diventato sindaco di Carovigno dopo un secolo di esperienze, la dura adolescenza pastorale annacquata di pensiero avanguardista del coevo Salvatore Morelli, il comando di una locale banda di briganti, la reincarnazione tra i banchi della scuola materna di Via Adua, guida, prima turistica e adesso amministrativa nel processo di poeticizzazione della politica nel suo paese. Andate e ritorni, avanti e indietro nel portico del chiostro, il fuoco acceso nello stomaco e il ricordo del piccolo Davide a cui ha affidato la fascia tricolore per sostituire in tutta fretta scenica la coppola in occasione del Bellofatto tour del 1° Maggio scorso. E’ il percorso di rivitalizzazione urbana di Carovigno che, attraverso i nomi di vecchi briganti locali, racconta il paese contemporaneo e quello ideale. I personaggi sono interpretati da giovanissimi e poliedrici alunni guidati dalla maestra Maria Filomena Magli e dall’attrice e regista Serena De Simone, il cui obiettivo, un nostro obiettivo, è farne il prodotto turistico che mescola i carovignesi ai forestieri. Quel giorno, anche il sindaco non ha voluto lavorare e ha fatto il turista nel suo paese insieme ad altri cittadini, non prima di aver controllato che tutto fosse in ordine, che la polizia municipale avesse attuato l’ordinanza del blocco del traffico da Corso Vittorio Emanuele verso Via Cattedrale e Via Sant’Anna. Nel paese reale ciò è avvenuto grazie alla solerzia del sovrintendente di turno nonché criminologo, qualifica opportuna per la circostanza. Il sindaco si è accertato anche dell’apertura straordinaria, ore 9:30, del castello Dentice di Frasso e che fosse puntualmente accogliente come la vecchia casa del comune in Via Sant’Angelo, la piazzetta Coriolano, Via Monte Nero, Via Arco Del Prete, insomma tutto il circuito interno al rione  Terra, da lì a poco, luogo d’indagine fantastica dei suoi giovani concittadini. Andrea, Davide e Michele hanno giocato con decine di turisti residenti e temporanei guidandoli alla ricerca delle case vissute da Oronzo Barco detto Bellofatto e Giovanni Valente chiamato Nenna Nenna. Il sindaco ricorda e sorride, ride quando Eracle – suo compagno di classe alla materna e linguista da lui delegato alla rivitalizzazione della parte storica del paese – con i due carabinieri, allucinati, irrompe ne la Terra gridando il nome di Nenna Nenna. Laveneziana ha il volto fiero e non necessariamente soddisfatto, gli occhi si fanno lucidi rivivendo l’attimo in cui, sedutosi sui gradoni della piazza poco oltre il posto storico condiviso con l’amico Morelli e adesso occupato da Davide, questi, fuori dal copione, sussurra al coetaneo Michele “Il sindaco c’è.” “Ho dovuto esserci”, pensa Francesco Laveneziana e il ricordo corre ai banchi della scuola materna occupati sia sopra che sotto, durante e dopo l’appello delle maestre col nome di rosa: “Francesco Laveneziana c’è? Laveneziana è presente?” Lui c’è sempre stato, in nome di quella sostanziale differenza che separa l’esserci dal presenziare. L’assessora al turismo ha presenziato al Bellofatto tour sino al momento in cui è andata via a causa del ritardo del debutto. Eppure sapeva che l’indugio è il tratto caratterizzante di Nenna Nenna! Laveneziana osserva per la prima volta che i muri del chiostro, accanto ai quali ha sempre passeggiato, sono bianchi e non marroni come la terra, una rimozione parziale la sua perché non lo ha allontanato mai del tutto dalla campagna. Ciò che lo turba è il rosso, perciò lo annacqua ogni volta fino a provocarne la mutazione, e quando non c’è il rosa a proteggerlo interviene il marrone, come la terra bagnata. Si svegliano nella memoria proprio quelle cose da briganti, il Bellisario sente la mano stretta al calcio del fucile, fugge e sorride rivedendo la sua risata con cui si burla della cotta di Salvatore Morelli per Lucia. Dopo tanta pioggia, il primo giorno di maggio si prestava finalmente per il mare, ma a siffatto amore il massimo cittadino ha dedicato il pomeriggio, mentre in questa controra gli giunge anche il sapore di polpette di pane di 150 anni. “Chissà se ‘sta fritta non abbia saziato anche il sindaco bambino vestito di verde, bianco e rosso, le guide turistiche e i turisti, gli attori e gli studenti. Non ho visto in piazza ‘Nzegna i 1.000 o 2.000 spettatori eccezionali, contati con moderazione dalla questura o gonfiati dalla vanità di chi governa, ma soltanto le 300 figure di Andrea, Davide e Michele che continuano anche dopo il tour a rincorrersi e a rincorrere Nenna Nenna”, recita il sindaco raggiunto nel portico da un occhio di bue. Si siede sul pozzo al centro del chiostro circondato da altri fiori prima di ricominciare la sua analisi: “Ho fatto tante cose in un secolo e mezzo, anche l’egoista imponendo al paese la mia visione di paese, ma questi tre carovignesi sono stati tante cose in un’ora e mezza. Bellisario, Bellofatto, Nenna Nenna, gli uomini sono luoghi e nel loro nome c’è sempre un piano. Anche chi da consigliere comunale entusiasta si è trasformato in assessore sleale avrà avuto il suo piano di valori, più prezioso del rispetto verso i briganti con cui sceso a patti, poi ingannati e non più disposti a regalare la sola proprietà di cui dispongono, quella intellettuale.” Il ritmo è teatrale anche nella perentoria telefonata ad Eracle “Raggiungimi nel chiostro”, dice all’amico, ma non quel tipo di amico di certi tipi di amministratori. Il glottologo sente che il timing dell’idea di programma amministrativo futuro è deciso e giunge pronto per decodificare il messaggio: “Principessa senza principe con la scarpetta rossa in mano forte come una goccia di mare.”

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