San Vision dei Normanni

Il martello pneumatico alle 5:30 del mattino shakera il corpo di Vera portandolo dal letto alla finestra che si versa sulla piazza di San Vito.

Dopo quella degli occhi scatta l’apertura della bocca da dove esce un #porcozio. “Uagnù #lapiazzanoncepiù!”, annuncia la donna quasi del tutto già padrona di se stessa. Vito e Vincenzo a pochi giorni dalla festa sono senza piazza, è il suo pensiero on line. I due sono i santi patroni di San Vito dei Normanni, nel cui vuoto surreale il frastuono è provocato, non soltanto da una squadra di operai che lavora per mettere in sicurezza i punti critici, ma dalla polizia municipale, dal sindaco e dalla sua giunta al completo. Il primo cittadino, eccentrico e loquace, è noto per la spiccata capacità investigativa, è armato di sorriso sia con gli amici che con i nemici promettenti. Vera, privilegiata, guarda e aggiorna sullo stato di concitazione che ha preso il posto dell’eccitazione. Quest’ultima reazione, da un anno ormai, è spartita con musicologi e turisti tutti, sia residenti che non. Gli ultimi gareggiano nel trovare disponibilità nell’alberghetto familiare di Vera. I baristi, oggi inaspettatamente spiazzati, hanno elevato la qualità dei servizi concorrendo con la matrona dell’accoglienza, vera carta umana anche dei vini pugliesi. ”Ragà, però il tipo col martello lo potrei pure perdonare ☺”, è la digressione con cui l’albergatrice rassicura sulla sua totale capacità di reazione agli stimoli del quotidiano, nonostante non si sia accorta della mancanza di una coppia di suoi turisti e della loro camera. Nel nulla arrivano architetti, ingegneri e geologi sul momento coperti dalla valanga di ipotesi del sindaco prestato alla polizia, o viceversa. Il suolo dice di una piazza scollata, come se l’intento sia stato quello d’incollarla altrove. Suggestione che esalta il primo cittadino dimentico oramai del suo vero ruolo. Questi, jokerellando nel luogo a cui è stata strappata la pelle assolata, si arresta soltanto allo squillo del cellulare: “Chi parla?”, chiede con eccessiva prontezza e, girando su stesso, intima a tutti di fare silenzio. “Signor sindaco buongioorno, che bella sorpresa stamattina, non è veeeroo? La bellissima Claudia Cardinaale ce l’abbiamo noooi e se la rivuooi ci devi dare dieci miliooni, la lunga festa dei sanviteesi potrà così ricominciaare!?”, la voce chiude strappando anche il tempo della controbattuta, lasciando al sindaco lo studio di parole e accenti. Fermo al centro del vuoto si guarda attorno e vedendo Vera alla finestra, che si apre ad un angolo più periferico, con un cenno la invita a scendere. Costretta a salutare i followers si dà una sistemata veloce, si stira addosso lo YamamaY, lega la collana al collo e scettica raggiunge il sindaco, il quale all’istante le chiede una mano. “Ho ricevuto una telefonata con cui è stato rivendicato il sequestro di Claudia Cardinale e chiesto un riscatto per la sua restituzione. Lingua italiana e cadenza carovignese, l’ho riconosciuta immediatamente. Ricordo che all’origine del nostro attrattore c’è un articolo scritto da… non ricordo il nome.” L’invitata interagisce fredda e senza indugi “Si, lo ricordo io, ma ti sbagli se sospetti di lui, né può essere l’autore della telefonata, non si lagna quando parla.” “Sono d’accordo, riconosco”, fiuta il sindaco e prosegue pensando ad alta voce “Carovigno, dieci milioni, Claudia Cardinale”, e aggiunge “A proposito di visionari, Francesco Laveneziana, il sindaco di Carovigno, lo conosci immagino.” “Si, un uomo esemplare, di talento.” Il sorriso sul volto del sanvitese diventa il ghigno del brigante che, spogliando la donna con gli occhi, per un verso restituisce al paese la seduzione perduta, dall’altro simula le gesta di chi nottetempo ha svestito proprio di seduzione il cuore cittadino. “Credo sia meglio far venire qui Laveneziana, questi dieci milioni mi stanno facendo pensare cose curiose”, dice muovendo all’unisono il busto e la testa sulle gambe salde al terreno. Vera torna a casa con l’obbligo di essere off line e poco dopo Laveneziana raggiunge il sindaco presso la locale compagnia dei carabinieri. “Hanno fatto un lavoro pulito, non c’è che dire, da bravi palazzinari, ma non hanno capito niente”, è il giudizio emesso dal sindaco accorso in aiuto.  “Chi, cosa Francè?” “Domè, a Carovigno ci sono tante cose da mettere a posto, tra queste il debito e soprattutto la sua pregressa mala gestione. Inoltre, la gente sta facendo confusione con i conti nelle tasche di chi ha fatto la spesa, dimenticando di essere stata essa stessa un prodotto.” “Francè, mi stai costringendo a credere che gli artefici del sequestro sono di Carovigno!” “I percorsi diversi che ho inaugurato per produrre nuova ricchezza non piacciono ai vecchi priori della politica”, confessa il sindaco ospite, “Sono vecchi Domé, ma non pensavo arrivassero a prendersi la tua visione per combattere la mia, con l’obiettivo di vincermi nel più breve termine. Dicono che da quando Claudia Cardinale si è trasferita in piazza Leo a San Vito, la piazza è un via vai di gente, i bar sono sempre pieni, è una festa quotidiana per le casse del paese. La cosa buffa è che hanno messo la piazza di San Vito in quella di Carovigno senza che riescano a vedere alcunché. Ad essere onesti, considerando il bacino, siamo ancora in pochi a vederla e, a dirla tutta, anche a te succede di dimenticare che i nostri paesi sono schermi in cui entrare. Tu non sei del tutto convinto, perciò ti affidi ai soliti schemi istituzionali per conferire la maggior parte degli incarichi. ‘Sti marpioni adesso stanno bleffando e sparano grosso, sanno di aver commesso un reato gravissimo e inutile, perché la piazza resterebbe vuota e anche se imparassero a vedere commetterebbero un plagio procurandosi lo sdegno della migliore imprenditoria culturale italiana. Che cosa stai pensando Domè?” “Che mi sottovaluti Francè, ammetto che la ragione regola la profondità del mio vedere, però ti voglio sorprendere dicendoti che mi piace pensare alla visione sedotta. Hai dato un’occhiata all’orologio del campanile staccato insieme alla piazza? E’ fermo a che ora?” “Alle 4:30.” “E tu a che ora l’hai visto?” “Alle 6:00 più o meno.” “Francesco sappiamo così a che ora è avvenuto il sequestro; a quell’ora qualche bar era ancora aperto? La profumeria e il tabacchino certamente no, nel castello non sappiamo se c’era qualcuno.” “Vabbè, ma con questo?”, chiede il sindaco di Carovigno. “Se il tempo della visione si è fermato alle 4:30 e non si è riavviato è perché è cambiato il luogo da sedurre, ma soprattutto è la visione che non vuole farsi sedurre da un paese a cui non appartiene.” “Vuoi dire che è morta?”, chiede Francesco Laveneziana manifestando curiosità più che preoccupazione. “Si è fermata Francè, almeno lo spero, non ho detto che è morta.” “Hai ragione, ogni volta che vengo qui mi risuona nella testa In furore iustissimae irae di Vivaldi, oggi non la sento e non l’ho sentita nemmeno poco fa a Carovigno. Mi spiego meglio, la musica evoca emozioni e ti porta lì dove l’hai vissute.” “Eccome”, riprende il sindaco depredato mentre l’appuntato Grassi gli consegna un aggiornamento della situazione con la sparizione di una coppia di turisti dall’albergo di Vera e di cinque ragazzi con l’abitudine di concludere le nottate sotto la chiesa di San Giovanni. “La visione ce la riporteranno questi sette ragazzi”, dice il sindaco di San Vito gonfiando il petto e sorridendo pensando più a Vera e alla sua reazione: #cameraconvista e nient’altro – Edward Morgan Forster – e meno ai suoi clienti. “Tornerà qui grazie a loro non appena avranno regolarizzato il bioritmo nell’alternanza buio-luce. E’ una specie di jet lag, adesso sono intontiti, come se dalla morte stanno tornando alla vita, parafrasando il titolo di un componimento del nostro concittadino. Ci daranno anche gli avvoltoi che pensavano di farla franca comunque. Cosa gli riserviamo Francè?” “Polvere da raccogliere e serviranno ai tavoli del saloon senza poter vedere chi entra e chi esce”, sentenzia il sindaco brigante.

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