Tutta un’altra istoria

Le ore in gravina sono lo scotto che Mangiamaccheroni paga per i quattro secoli vissuti vuoti d’avventura, senza mai guardare nel piatto più profondo della sua città.

Indolente – sospeso con la mente mentre il corpo in buona parte è ancora molto imperturbato – resta aggrappato alla terra stringendo la forchetta infilzata nella gravina. Ma, come una nuvola si scioglie davanti al sole, così le mani, per prime e più sensibili allo sforzo, cominciano a sgelarsi precorrendo il destino. Il vecchio protende il collo per superare la sua massa corporea evidentemente pallida e nel baratro scorge le rocce dipingersi del suo stesso colore turchino. L’osservazione del proprio dopo è il privilegio concessogli insieme al riconoscimento dell’esperienza promiscua e minacciosa a lui invisibile prima d’ora. Scopre la consapevolezza d’essere un ripieno di pasta, lavorato ai fianchi da corpi ambigui, maschi nel sesso e femminei nelle forme, armati del suo stesso espediente e da lui sottovalutati perché resosi orfano di ogni sentimento, buono o cattivo. “Passalacqua sono alla frutta, vero?” “E ce ié, a fin parl pur italijn!” gli risponde la borraccia con le mani ai fianchi. “Che vuoi dire?” altra domanda straordinaria di Mangiamaccheroni. “Dico che ti sei accorto di non essere solo, il linguaggio spontaneo, stavolta, insieme alla richiesta di risposte provano la volontà di comprendere, conoscere, di entrare nello stato d’animo altrui, di darsi e condividere. Si chiama empatia e mi piace pensare tu senta finalmente tue le risorse di Laterza” puntualizza Passalacqua. Nel frattempo l’istoria continua a liquefarsi, più si squaglia e più si emancipa, le mani sono già penetrate in differenti fosse e ad ogni nuovo ingresso i talami della gravina si schiacciano e si allargano, come qualsiasi letto col peso di un corpo. La meraviglia è tutta delle Sete, ovvero, donne diventate madonne sui melograni e adesso nuovamente femmine libere dal tronco, che dissetano di sé ciascuna il proprio uomo rivitalizzato da una porzione piovuta di Mangiamaccheroni. Durante le arrampicate giungono a valle voci che raccontano di averlo appena visto passeggiare con la forchetta in una mano e il Passalacqua nell’altra.

Il piatto nella foto in evidenza è di Bottega Marilli.

© La borraccia Passalacqua è proprietà intellettuale di Vito Carenza, il design e la realizzazione è di Bottega Marilli.

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