Duet

“Sei a San Vito?” “Si, ma sto per andare in campagna. Caffè?” “Ok, dove?” “Parcheggio e ci vediamo in piazza, vicino al castello.” “Arrivo.”

Dialogo via chat la mattina del primo venerdì di luglio, giorno che dà il via ai festeggiamenti dei patroni San Vito e San Vincenzo Ferreri. Piazza Leonardo Leo indossa delle autoreggenti bianche da cui traspare la pelle abbronzata tutto l’anno. L’aridità è il suo tratto seducente.

La piazza è Claudia Cardinale senza riparo, col petto sudato nella coltre di polvere, sprovvista di difesa anche dalla pioggia se non entrando con affanno nel saloon. La mano, quella libera dal secchio, tenta di ricomporre i capelli e l’animo, sotto lo sguardo sorpreso e subito eccitato di chi interrompe la partita a carte e la discesa della birra. Due ragazzi, poco più che pony boys, si stanno dicendo che rimpiangono quando dalla campagna arrivavano in città per la festa. “Con il progresso mio padre ha venduto masseria e bestiame e così la tradizione” dice quello che, nel frattempo e con la mano smarrita, si sta accertando del taglio mohawk. Un uomo impeccabile commenta la dura vita dei santi in città, di cui oramai a nessuno frega più niente se non i vezzi della festa. Una matrona, con occhiali da sole che non l’aiutano a distinguere le forme, chiacchiera sul cambiamento del pensiero di città. Tutto è uguale, o forse no, da quando 50 anni fa è andata via da San Vito dei Normanni. Ritorna nella sua casa d’origine solo in estate dopo aver svernato non si è udito dove. Fuori dal gran saloon Vera e Crocifisso raggiungono il tavolo di un bar e ordinano caffè. E’ il loro primo incontro, assente dalle intenzioni pensate al mattino e avvenuto grazie a circostanze ai due favorevoli. Crocifisso si toglie gli occhiali da sole e si accomoda a braccetto con la piazza, Vera, fronteggiandola, sceglie per prima il suo posto e, dialogando in nome dell’arte, apre la borsa per estrarre una collana che lega al collo. Perché il suo portamento deve essere a puntino, anche argomentando della polvere di Castello d’Alceste e delle catene a San Biagio, nonostante la cinematografia non la seduca più. Crocifisso vuole la musica di Leonardo Leo, quella che attraversa l’orecchio più vicino alla piazza e passa in quello dei sanvitesi tutti i lunedì durante il mercato settimanale. I due sono seduti dove piove cipria rosa, impercettibile a tanti ma non a tutti, è il solletico lieve della formica che non c’è. Vera la cerca e non la trova e ispirata azzarda con un “Provaci”.

Lascia un Commento

Your email address will not be published. All fields are required.