Nuvole

Parabita, Matino e Casarano sono nuvole basse, come femmine a contatto col suolo, orgine di cascate di tenerezza e di gioia, e di lacrime nascoste.

Sono nuvole rosa all’alba, tanto vicine l’una all’altra da inciampare quando di corsa per affacciarsi a ponente.

Cominciano già a mezzogiorno a passarsi il rosso sulle labbra, la cui tenuta è molto più lunga del colore del tramonto nel vicino Ionio. Parabita ha la prua lì rivolta e ormeggiata da lungo tempo. Ben oltre 700 gli anni da quando resiste il frastuono dell’arrivo del bastimento!

Né sirene e tanto meno cigolii d’acciaio dal porto di Gallipoli, bensì un suono locale, di pietra, pieno e anche sordo, ma illuminato dalla saetta cadente attorno all’orecchio per quel senso di una donna.

Parabita ha così le labbra rosse a sera con cui bacia per voluttà e per espiazione, lasciando tracce di fuoco dentro il suo campanile.

Fiamme che si spengono senz’acqua, questa non combatte, si risparmia per la terra e i conseguenti odori per il piacere di una donna.

San Giorgio è a Matino, ad una spanna da Parabita, con le spalle ad essa rivolte, ma armato di spada per recidere frontalmente ogni benda sugli occhi altrui.

Perché spogliati dai preconcetti e come nuovi draghi muovono i primi passi tra le sale del MACMa, ascoltando i volti che parlano di lettere e versi, training per scoprire le altre verità del terrazzo pensile rivolto già a Casarano.

Si comprende allora, sulla terza nuvola, il desiderio di altri santi in prigione!

Questi prima di ricorrere al taglio delle sbarre anelano al passaggio dalle porte, infissi e percorsi da recuperare.

Stelle con più punte per illuminare.

Altari da rispolverare.

E su cui riporre altri segni.

Le labbra sono nuvole color carne, il bel luogo d’incontro del maschio con la femmina, dove si vedono ad occhi chiusi. Sono anche la stazione con le porte socchiuse e il mezzo di trasporto per raggiungere il bel luogo, sono ali in movimento, pronunciate nel colore e nell’espressione della Madonna col Bambino di 700 anni fa, a dispetto della ferma severità bizantina delle altre donne di Casaranello.

[Foto in evidenza scattata presso la chiesa di S. Maria della Croce alias Casaranello a Casarano; foto 1, 3, 5, 7, 12 scattate al MACMa – Museo d’arte conpemporanea di Matino; foto 2 parte del castello Castriota di Parabita; foto 4 campanile chiesa S. Maria della Coltura a Parabita; foto 6 Chiesa di San Giorgio a Matino; foto 8 Chiesa di S. Domenico a Casarano; foto 9, 10, 11 scattate presso il Palazzo De Judicibus a Casarano]

 

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