I Vetri dell’Acqua

Un esercizio raffinato di riuso del vetro che racconta la storia, la società, la natura della città di Brindisi, soprattutto l’idea di una nuova città.

Al vetro delle bottiglie di vino, prodotto dai vitigni locali, è data altra vita, le nuove forme si adattano a svolgere funzioni prettamente domestiche, piatto elegante e complemento d’arredo. Un’anima che risorge e si dà una nuova chance. Le tracce di quello stesso vino, che ha già in sé il colore e l’essenza della terra, aiuta a riprendere il cammino della conoscenza e della divulgazione mostrandosi con un corpo nuovo, schiacciato o concavo questa volta. L’idea delle piccole stive a cielo aperto.

Piatti piuttosto che imbarcazioni, il vecchio collo della bottiglia, che diventa manico per reggere e offrire il territorio, è anche la prua che taglia le acque di quel mare navigato nella storia dai Romani, dai Greci, dai Cavalieri Templari, le cui tracce sono sulla terra ferma e tante anche sotto i nostri piedi. Sono, inoltre, i remi che hanno spostato e mescolato i mari, lo sforzo dunque, la fatica degli uomini, un sacrificio ancora vivo e poco meno che una lotta per la paradossale sopravvivenza, narrata dalla collezione Campa Rino. Si gioca sul nome della rinomata bevanda e si riutilizzano le bottiglie del Campari, prodotto certamente non autoctono, per rappresentare proprio quello spirito del luogo, di chi si sente destinato a “campare”, a sopravvivere, che vede su di sé un cielo non sempre sereno.

Nel linguaggio stesso e nell’uso del dialetto si riconosce non soltanto il prodotto della collezione, oltre alla gamma Campa Rino c’è la serie Arre.tu, in italiano “di nuovo”, anche una sorta di fatalità, il sopravvivere di nuovo, una lotta che si rinnova. L’andare con passo pesante, con calzari che hanno consumato la strada di questo sud, fieri nonostante tutto al punto di essere culla in cui proteggersi e il cui dondolio riporta sul mare in movimento e simbolo della città.

Terra e acqua, entrambe croci e delizie che insieme producono piaceri nuovi, perché Brindisi è anche un luogo tentacolare ricco di propaggini che si distendono, si stirano per afferrare e dare poi slancio alla parte più bella della città dell’acqua. L’artigianato di Maria Concetta Malorzo è un mix di contenuti, non chiusi in bottiglia, bensì liberi e dove ciascuno, visitando e imparando a conoscere la città, può utilizzarlo come specchio della stessa. Qui si susseguono immagini di navi che salpano e approdano, di carichi di altrettante antiche primizie alimentari che hanno attraversato l’Adriatico, di anfore ricolme di vino e poi i cavalieri crociati a guardia dei pellegrini diretti in Terra Santa. Un desktop particolare, che preso in mano e a protezione dalla luce del sole, ci mostra in una slide di figure tutta la bellezza obiettiva e fantastica di questa terra. La prima lega al design e all’estetica l’attenzione al riuso dei beni di consumo che diventano messaggeri di tante bellezze, ma bellezza obiettiva è anche il coraggio di far viaggiare le parti cupe del territorio, svelarle così, raccontandole con il fine di trasformarle in cigni che scivolano su quelle stesse acque. La bellezza fantastica spinge a vedere oltre il reale e a ricercare con la propria capacità d’immaginazione quanto più bella possa diventare la città.

 

Lascia un Commento

Your email address will not be published. All fields are required.